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Antifurto elettronico: a sirena e immobilizer, come proteggersi meglio

23 aprile 2016

sicurezza

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Antifurto elettronico: a sirena e immobilizer, come proteggersi meglio! Da oltre un decennio, molte case automobilistiche hanno deciso d’installare un antifurto elettronico di serie sulle proprie vetture. Sicuramente molti di voi lo possiedono già installato sulla loro auto, ma vediamo meglio insieme di cosa si tratta: il suo funzionamento e la relativa sicurezza. Gli antifurti elettronici si dividono in due tipologie:

1. volumetrico/perimetrico (cosiddetto a sirena), un insieme di sensori posizionati sugli sportelli della vettura, o all’interno di essa, che rilevano la presenza di persone: questi si attivano alla minima sollecitazione, mettendo in azione una sirena che dovrebbe distogliere i ladri dal furto.

Può essere integrato con dei sensori anti-sollevamento che, in caso di furto d’auto con un carro attrezzi, per esempio, attivano la sirena nel momento in cui vengono alzate le ruote. È il più diffuso tra gli antifurti elettronici, ma non è del tutto sicuro ed è così sensibile, che a volte la sirena suona anche senza un valido motivo, disturbando la quiete pubblica.

C’è da dire inoltre che se l’auto è parcheggiata in una zona lontana dal vostro ufficio o dalla vostra abitazione, l’utilità di questo tipo di allarme risulta piuttosto vana, perché non è possibile intervenire in tempo. Addirittura molti Comuni, come per esempio quello di Torino, hanno preso seri provvedimenti a riguardo: per chi attiva questo tipo di allarme in determinate fasce orarie (quelle notturne), è prevista una multa salata. Si raccomanda, quindi, con questo antifurto a sirena, di parcheggiare l’auto non troppo lontana in modo tale da sentirlo.

2. L’immobilizer, un antifurto che lavora mediante un circuito elettronico totalmente integrato nella centralina di iniezione del carburante della vostra auto, in grado di riconoscere un codice digitale senza il quale l’accensione della vettura non può avvenire. La vostra chiave possiede al suo interno un microchip che comunica con la centralina dell’auto all’avviamento del motore: senza di essa il dispositivo immobilizer interrompe l’alimentazione necessaria alla messa in moto del veicolo.

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Questo sistema di antifurto è molto pratico in quanto può essere attivato semplicemente premendo il tasto di chiusura dell’auto ma presenta degli inconvenienti in termini di sicurezza: i ladri sono diventati ormai tecnologicamente avanzati ed oggi possono riuscire ad avviare il motore sostituendo la centralina. Dopo essere entrati nell’auto ed aver rotto il cilindretto dell’accensione, aprono il cofano dell’autovettura, staccano i cavi di collegamento della centralina e li collegano ad una centralina “vergine” con l’immobilizer disattivato. Quando provano ad avviare l’auto, la centralina originale dell’auto non è più attiva poiché la centralina ora funzionante è quella senza immobilizer e riescono così ad avviare l’auto senza difficoltà.

UNA TECNICA COLLAUDATA
La sostituzione della centralina e l’azzeramento dati della centralina tramite la porta OBD presente in tutte le vetture costruite dopo il 1990 sono i due passaggi utilizzati dai ladri d’auto per evadere l’immobilizer, questo video spiega nei dettagli tutta l’operazione.

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DA SAPERE
Mettere fuori combattimento un antifurto immobilizer non è molto semplice, ma per i ladri più esperti potrebbe esserlo. Per questo motivo è bene abbinare ad un antifurto elettronico uno tradizionale meccanico, come quelli della linea Bullock, leader del settore, sicuro ed affidabile, che è in grado di proteggere qualunque tipo di veicolo.

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